In principio era il fumetto

IN PRINCIPIO ERA IL FUMETTO

(sognare ad occhi aperti un altro mondo)

Tengo particolarmente a cuore sottolineare il fatto che sul finire degli anni 70 il genere fantascientifico, nei fumetti e nel cinema, è responsabile d’aver infuso del positivismo nei cuori degli adolescenti.

Parte della mia generazione è cresciuta nelle ‘favole’ fantascientifiche, piene di forze assurde, magie e simboli. Ed è stata fomentata e abituata a sognar ad occhi aperti un altro mondo. Il genere fantascientifico ha infuso anche del surrealismo e del simbolismo. Nel 74\76 ero attirato da quel tipo di fantascienza che mescolava con piacere l’assurdo lasciando aperta l’interpretazione.

Da qui nasce la voglia di raccontare storie non strettamente legate alla realtà di tutti i giorni. Probabilmente il piacere dell’astrarre e dell’inventare l’inesistente sono figli del genere fantascientifico, così come la voglia di estraniarsi dalla cruda e poco felice realtà.

Cerco di formulare la tesi che quel poco e leggero ‘positivismo’ proveniente dal genere fantascientifico, tutto sommato è stato l’unico che la mia generazione si è potuta permettere, per breve tempo. Non poteva essere considerato foriero di positivismo l’inganno dell’apparato pubblicitario. La pubblicità ostentava, inutilmente, brillantezza, super sorrisi e gran finte risate, propagandando l’idea di una famiglia e una società libera di consumare spensierata se stessa. Lo sapevano tutti che i cancri già dilagavano da ogni prodotto. Eppure erano tanti i bigotti del ‘faccio finta di niente’.

Per capire meglio basterebbe prendere ad esempio uno o due ‘movimenti’ opposti , per tanti aspetti, al genere fantascientifico: Il nichilismo punk e l’orror come genere cinematografico che sbucano intorno ai primissimi anni 80.

Alla fine degli anni ’70 per noi quindicenni la realtà di tutti i giorni aveva una cappa sopra la testa che era la continua minaccia dell’esplosione della guerra atomica. Era non solo imminente ma sarebbe stata anche l’ultima guerra. Quella che avrebbe portato alla estinzione del genere umano. Negli atolli del pacifico gli Usa e gli europei testavano continuamente le loro stronze bombe atomiche. Il bigottismo russo non era da meno se non peggio. Le macchine della produzione guerrafondaia di tutto l’occidente alzava indiscriminatamente i valori radioattivi del globo. Stati Uniti ed Europa muovevano, per lo meno, una debole indignazione chiamata ‘pacifismo’ ed ‘ecologismo’.

In questo contesto il nichilismo punk del “no future to you” aveva giustamente la sua ragion d’essere anche se non gli interessava né la non violenza né il mangiare sano ‘come natura comanda’. Giustamente dava la colpa del suo malessere alla società. Tanti film e fumetti di fantascienza proiettavano i loro protagonisti in un’era post atomica fatta di sopravvissuti e anche questo ha esercitato il suo fascino decadente. Ma io appartenevo al gruppo ingenuo, più stupido e più hippy dei sognatori che speravano nell’avvento futuro di una tecnologia pulita, silenziosa e pacifica; in una umanità che sarebbe riuscita a sconfiggere la demenza delle guerre, la fame del terzo mondo e soprattutto l’inquinamento, le radiazioni degli esperimenti nucleari ecc…ecc… In fondo la scienza e la pubblicità della futura tecnologia -che molto probabilmente ci ha ‘lavato il cervello’ fin da piccolini proprio con il genere Kolossal fantascientifico al cinema- ci promettevano un 2000 fatto di macchine volanti, robot casalinghi, serre spaziali per cibi sintetici ma perfetti. C’è da dire anche però, che questo fantomatico 2000 ci sembrava lontano, la tecnologia sembrava poter correre e a noi ragazzi, pensarsi oltre i trent’anni in quel futuro 2000, faceva l’effetto o autolesionista oppure di positivismo speranzoso. Insomma: o ci credevi o non ci credevi! Oggi ci sentiamo pesantemente presi in giro dall’inganno positivista tecnologico. Il 2000 è passato da più di dieci anni e a parte la rivoluzione informatica -che non è poca cosa- che cosa è stato migliorato? Quante cose sono peggiorate? Semplicemente siamo portati a pensare che la cosiddetta civiltà più evoluta non è capace di tenere testa al suo stesso progresso tecnologico. Un conto è fantasticare e un’altra cosa sono le cieche e bieche leggi del mercato globale.

Al nichilismo punk -per restare sull’esempio di nuova tendenza reazionaria giovanile più estrema dell’epoca-, dell’incantamento futuro spacciato in quel presente, non interessava proprio niente. C’è chi credeva che l’umanità si sarebbe presto deformata con le radiazioni nucleari e, pertanto, trovava lecito il vivere sfrenato. (Poi, per fortuna è arrivata la struggente poetica del post-punk).

Il genere orror -invece- la ‘suspence’, gli schizzi di sangue e gli squartamenti sempre più verosimili -con cui i registi del genere hanno gareggiato per stupire i fans sempre più numerosi-, nei primi anni ’80 dilagano come un’epidemia. Il buon rock rimane capace di evolversi, ma crescono le correnti masochiste che oggi vengono definite sataniche. E’ finito per prevalere il ‘buttarsi via presto’. Ahinoi cresce la moda del farsi male, dell’uccidere i propri genitori, del generico spaccare tutto dando la colpa ad una generica società frustrante ecc.. ecc.. Il cinema, e non solo, pompa il gusto del sangue, del macabro. Intendo dire, con questi due esempi lontani dalla visione più hippy e pacifica, che dal cinema e dalla musica dei primi anni ’80 arrivano anche quelle tendenze che vanno gradualmente a sostituire quella capacità di far sognare che aveva in nuce la fantascienza nel decennio prima. Anche i fumetti di fantascienza, comunque, sono violenti e guerrafondai -come tutti i fumetti d’altro genere-.”

 

Ecco: io appartengo a quella parte di generazione che ha imparato a disegnare sui fumetti e che è stata favorevolmente indirizzata al piacere di inventare storie e altri mondi, anche surreali e metafisici, oltre che fantascientifici. Affascinati dalla grafica e dalla pittura, pronti a copiare per imparare e poi a sfidare se stessi e gli altri. Una generazione di disegnatori che hanno capito subito il valore del buon fumetto d’autore: Sergio Toppi, Andrea Pazienza, Gir-Giraud-Moebius, Fernando Fernandez, J. Gimenez, V. Segrelles, Milo Manara, E. Bilal, Max Cabanes, Nicole Claveloux, Barrio, Alias, P. Druillet, Caza, Jeronaton, i fratelli Schuiten, Bruno Mallìa, Juan Zanotto, E. Breccia, Solano Lopez, Richard Corben, Tanino Liberatore.

Far leggere nel ’77 “il garage ermetico” di Moebius o “Zora e gli Ibernauti” dello spagnolo Fernando Fernandez (per fare solo un paio di esempi) ad un ragazzino di tredici anni, anche se dentro c’era della violenza e guerre continue (le guerre non smettono mai, neanche nei fumetti!) e poi anche dell’erotismo, non è stato affatto traviante, deviante o pericoloso. Oggi io mi trovo molto ma molto più sano di chi non li ha letti! Perché sono queste decine di autori maturi che sul finire degli anni ’70, hanno rappresentato la palestra del disegno grafico e della pittura per i ragazzini sognatori. Questi autori aprono la strada al metodo più breve e parsimonioso di ‘fare cinema’ sul tavolino di casa. Il fumetto imparato copiando, immedesimandosi, sfidandosi e sbagliando continuamente, ha rappresentato sicuramente fingersi il regista, l’autore, lo scenografo, il tecnico luci con il gioco dei chiari e scuri, il fotografo con le inquadrature e le impaginazioni, e poi il montaggio da riquadro a riquadro e, insomma, tutto quello che in qualche misura coinvolge il cinema, dall’inquadratura ai dialoghi.

Intendo dire che questa cosa chiamata ‘fumetto’ per molti è cosa molto più banale, ma per tanti altri è stata la palestra per esercitare l’anatomia dei corpi e la riproduzione della natura. Un qualche cosa di classico. Classico e pop insieme. Ecco, non vorrei esagerare ma direi che il fumetto sfidato in casa da autodidatti stà alla bottega artistica fiorentina del 400, quando il giovane promettente andava ad imparare esercitando il disegno sulle sculture e le pitture dei precedenti maestri.

Con i fumetti di fantascienza sicuramente l’anima mi si sporcò anche di infinità dello Spazio e astrologia, di scienza, tecnologia, magia, metafisica e surrealismo.

Canonici G.