I miracoli delle illustrazioni enciclopediche e il collage surrealista

I MIRACOLI DELLE ILLUSTRAZIONI ENCICLOPEDICHE E DEI ‘COLLAGES’ SURREALISTI

Fondamentalmente è il ‘collage’ in senso surrealista la base che ha spesso alimentato la mia produzione. Anche se non letteralmente usando ritagli di riviste, comunque la costruzione di molti quadri si basa sulla tecnica del collage. L’accostamento inaspettato di due mondi distanti tra loro, o di due tecniche o due poetiche che obbligano il pensiero e la ricerca di senso a ragionare sull’accostamento. A trovare, gioco forza, un terzo ambito, un mistero, un segreto, un impossibile razionale, una soluzione personale o la famosa ‘interpretazione libera’, la fruizione aperta ecc… ecc…

Ho passato diversi anni anche a fare ritagli e accostamenti, usando pile di riviste di tutti i tipi. Ma già dall’adolescenza mi trascino questo ‘gioco’, poiché come quasi tutti i miei coetanei facevo le copertine per le cassette musicali, un po’ disegnando e un po’ abbinando immagini ritagliate.

L’esempio generico più classico è quello di due pagine di una rivista, accostate dalla rilegatura non per conseguenza logica ma per casuale necessità di riempimento.

Ma le prime vere scintille surreali, che mi scaturivano da un accostamento improbabile, le ricordo nettamente quando guardavo solo le figure. E’ la suggestione che mi capitava da piccolo sfogliando l’enciclopedia illustrata che mia madre comprò ‘porta a porta’. (Oggi farei un monumento gigantesco alla “Enciclopedia” in senso ampio del termine. Come un totem religioso dell’ateismo illuminista, una pala d’altare contornata dai santi francesi Diderot e D’ Alambert -ogni uno con un prisma semplice luminoso e trasparente che gli galleggia sopra la testa. E mia madre, ovviamente, quale madonna popolana, caravaggesca, che porge il testo enciclopedico al pargoletto curioso).

Ricordo una vera scintilla surreale quando, dopo la parola ‘campo’ e ‘campo magnetico’, seguiva -per necessità d’ordine alfabetico- la parola ‘canto’. E l’impaginazione delle figure accostava una serie di illustrazioni tecniche e fotografie: Un globo terrestre era percorso da linee curve tratteggiate bianche; un fotomontaggio di un nuovissimo (e mai visto in casa) telecomando emanava delle onde concentriche disegnate; una serie di uccelletti stavano con il becco aperto; un diapason per le accordature dei pianoforti si ergeva lucente in tutto il suo primo piano e un qualche cosa di poco decifrabile era la fotografia dell’organo delle corde vocali umane. E’ sicuro che a quella enciclopedia non interessava fare giochi di accostamento surrealista, ma a me non impediva di immaginare tutti gli animali del mondo che emanavano bolle concentriche e onde visibili che rimbalzavano e muovevano gli alberi. La magia delle frequenze metalliche e dell’onda radio, direi oggi.

Sicuramente la diversità di cose che formano il mio percorso artigianale -e non-dipende dal fatto che sono sempre stato facilmente suggestionabile, molto curioso e sempre pronto ad immedesimarmi.

A proposito di quelle immagini accostate nell’enciclopedia e del telecomando con le curve concentriche, perfettamente geometriche che, come fotomontaggio, stavano graficamente disegnate: ad un certo punto della mia infanzia ho realizzato la curiosa idea che il famoso “Apriti Sesamo” , e la relativa aura magica che circondava quella gran pietra rotonda e pesantissima che riusciva a ruotare e che svelava l’ingresso dei sotterranei pieni d’oro di Alì Babà, potesse essere una emissione vocale di onde concentriche (‘svelate’ nella foto della enciclopedia). Oppure, “vuoi vedere” mi dicevo “che forse quel birbante di Alì Babà aveva un telecomando nascosto in tasca e faceva invece credere di avere doti magiche!?” Questa semplice associazione, infantile soluzione, aprì pure un filone che in qualche misura mi porto ancora dietro oggi: L’associazione libera di idee che diventano ‘ponte’ tra il mistero, la magia, e il trucco tecnico scientificamente spiegabile.

Quando, anni fa, ho scritto (provocatoriamente) “della ‘magia’ dell’apertura di un cancello automatico con telecomando”, giocavo sui quei ricordi d’infanzia: perché mai un cancello di ferro che scorre da solo non suscita la stessa magica meraviglia del tempo di Alì Babà?Perché siamo padroni del trucco scientifico? O non siamo più capaci di stupirci e di considerare ‘miracolosi’ degli accadimenti scientifici.

Siamo cresciuti con l’uso dei telecomandi senza che qualcuno ci svelasse il trucco di quella ‘magia’. Non ce ne frega niente di sapere come funziona e come la mente scientifica, intuitiva e sperimentale possa aver raggiunto quel manufatto tecnico.

Il miracolo realmente ‘toccante’ che avviene assistendo all’apertura di un cancello che si muove da solo è la capacità del pensiero di realizzare quel che dieci o venti anni prima sembrava un assurdo fantascientifico. In qualche modo la magia e i miracoli stanno nella dimensione Tempo.

Insomma i miracoli “dell’enciclopedia illustrata” -come ho voluto chiamare questo paragrafo- succedono nella fantasia dei bambini, quando è l’irrazionale a governare un mondo fiabesco, un mondo che ha capacità di stupire. Quando l’accostamento surreale apre improvvisamente delle porte nella visione, quando stuzzica la fantasia.

Stupire con effetti speciali”, invece, sembrerebbe l’opposto della magia e del miracolo proprio perché l’effetto è studiato e tecnicamente ha, dietro le quinte, il trucco tecnico per poterlo realizzare. A me sembra errato mettere agli opposti l’irrazionalità, l’assurdo con la capacità tecnica della conquista scientifica. Come se una cosa fosse ‘sragionare’ e l’altra la purezza della fredda ‘ragione’. Come se una appartenesse alla pazzia e l’altra all’intelligenza. Entrambi sono fenomeni potenti provenienti dalla capacità della mente umana. E’ intelligenza anche la visione intuitiva inspiegabile. C’è un comun denominatore tra scienza e arte: la psiche che ruota libera e trova associazioni e coincidenze, domande e risposte. L’invenzione.

Poi, al miracolo scientifico finisce che ci si abitua e con il tempo non desta più nessuna meraviglia, mentre dalle magie e dai miracoli assurdi e fantascientifici siamo sempre pronti a farci colpire, anche se sono sempre uguali. La cosa curiosa è che forse, proprio in quanto esseri fondamentalmente razionali, abbiamo un atavico e continuo bisogno di qualcosa che ci stupisca, che ci faccia riflettere sull’ignoto, che ci porti un po’ più in là, e questo qualcosa, se è facilmente spiegabile dalla ragione non ci trascina. Ecco perché, forse, sono l’assurdo e l’ignoto a farci da traino.